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Riforma scuola valdostana

Dalla Gelmini a Vierin

Dalla Gelmini a Viérin, senza cambiare nulla...

Chi ha figli in età scolastica vive spesso la difficoltà di scegliere per loro e con loro la scuola giusta, di trovare il giusto compromesso fra le esigenze familiari, le possibilità economiche, le distanze dalle sedi, le aspirazioni e le attitudini dei giovani agli studi.

Per i nostri ragazzi, circa mille all’anno, occorrono sedi per quanto possibile e al tempo stesso ben attrezzate, programmi innovativi e aderenti alle vocazioni del nostro territorio, professori competenti, standard elevati di istruzione. Con un occhio alla spesa pubblica, naturalmente.

La Regione, cui compete in Valle d’Aosta progettare e gestire un servizio scolastico adeguato e rispondente alle necessità culturali di una comunità a tradizione linguistica particolare, ha i poteri per calare i principi generali dell’istruzione nel nostro contesto e il dovere di fare delle scelte assumendone la responsabilità, cosa che ha fatto a volte – dagli anni settanta con Maria Ida Viglino e fino agli anni novanta - anche a costo di scontri ideologici molto forti.

Oggi, l’applicazione della riforma dei licei e del sistema di istruzione professionale, voluto dal Ministro Letizia Moratti e portato a compimento dal Ministro Maria Stella Gelmini, non è accompagnata da nessun dibattito pubblico e da nessuna presa di posizione politica.

L’école, c’est l’affaire aux professeurs!

Viene da pensare che sia perfino un’offesa chiedere che l’Assessore Laurent Viérin e l’amministrazione scolastica regionale si confrontino per tempo con la collettività per decidere delle sorti della nostra scuola.

Prima si è rinviato l’appuntamento, poi, con passo felpato, documenti riservati, trattativa “coperta” con i sindacati il via a una semplice deliberazione di Giunta per togliersi il dente il più presto possibile.

Ma a quale preteso (e spesso sbandierato) modello si ispira ancora la scuola valdostana?

Quali e quanti licei avremo? Quante e quali scuole professionali?

Perché non si fanno subuto gli adattamenti ai principi del bilinguismo, facendo partire il prossimo anno – e non adesso in tutta fretta e furia – una vera scuola superiore valdostana ben integrata nella nostra comunità?

E soprattutto, che senso ha spiattellare la riforma sul tavolo delle famiglie senza averle preparate con un’informazione completa e tempestiva?

Da noi, per non scontentare nessuno, ci si limita a fotografare l’esistente, si “fotocopia” la riforma statale, si cambia il nome a qualche indirizzo scolastico e si tocca il meno possibile, perdendo però l’occasione storica di adeguare il sistema al nostro territorio e di dare un’impronta marcatamente autonomistica al sistema scolastico valdostano.

Una delibera e via.

Di fare una vera legge di riforma neanche a parlarne: troppa fatica e troppi guai.

E al progetto di una vera scuola valdostana, alle adaptations per le superiori, ci penserà così la prossima generazione.

Questa ha già troppo da fare: qualche fotocopia e una conferenza stampa le saranno, purtroppo, più che sufficienti ...

Robert Louvin